Dipendenza da Facebook: come la combatto

11 Ottobre 2018   Esperienze, Produttività   6 min. di lettura

Come fa Facebook a causarci una dipendenza?

Prima di raccontarti il mio percorso personale di disintossicazione da Facebook e soprattutto come ho avuto questa improvvisa epifania che ha cambiato il mio stile di vita in meglio, mi farebbe piacere raccontarti secondo me come fa Facebook a causare dipendenza (se la cosa non ti interessa scorri in giù e vai alla prossima pagina).

Tieni conto che all’interno del team di sviluppo di Facebook, ci sono degli ingegneri che lavorano proprio per raggiungere questo scopo, studiando il comportamento delle persone e analizzando campioni di dati, con l’obiettivo di incrementare l’engagement della piattaforma.

Nulla di complottistico, sia chiaro: i rettiliani non sono ancora tra noi. Semplicemente è normale che una piattaforma come Facebook, per salvaguardare il proprio business, abbia interesse a “trattenere” i suoi utenti quanto più tempo possibile.

Ci sono una serie di fattori che portano gli utenti a rimanere sulla piattaforma e a non uscirne più. Eccoti degli esempi.

Il feed personalizzato

L’algoritmo di Facebook è diventato sufficientemente intelligente da mostrare sulla tua bacheca le cose che scatenano in te un qualsiasi tipo di reazione, che sia questa positiva o negativa. L’algoritmo, infatti, farà di tutto per mostrarti post dal carattere controverso, stimolando la tua voglia di commentare, oppure relativo alle persone con cui interagisci più spesso (amici o parenti).

Ti è mai capitato, ad esempio, di chattare con una persona con cui non parlavi da un pò e qualche giorno dopo di ritrovarti i suoi post in evidenza sulla tua bacheca, magari dopo un lungo periodo in cui non li vedevi? Ecco, quello non è altro che l’algoritmo che fa il suo lavoro.

Il badge delle notifiche

Il simpatico numeretto che appare per avvisarti che c’è qualcosa di nuovo è un potentissimo trigger psicologico che provoca una sensazione di urgenza (associata al colore rosso) e una chiamata all’azione che invoglia l’utente a fare click per scoprire di cosa si tratta.

Cos’è, pensavi che si scegliesse il rosso come colore per i badge delle notifiche solo perchè sta bene con il blu? 😁

Ogni click è un’azione in più e ogni azione in più è tempo aggiuntivo che spendi all’interno della piattaforma.

Video che partono in automatico

Una delle caratteristiche dell’App di Facebook che distruggevano la mia produttività erano i video che partono in automatico. Sto parlando, in pratica, di quando fai click su un video per visualizzarlo e poi, quando questo termina, ne parte immediatamente un’altro (e se non ti interessa, con un semplice scroll ti da la possibilità di vederne un altro, e poi un altro ancora, e poi un altro ancora…)

È interessante notare come già guardando un video si intraveda l’anteprima del prossimo, accrescendo la nostra curiosità, e come i contenuti proposti non sempre provengano da pagine o persone che seguiamo, ma derivino dai nostri interessi, a cui siamo più portati a rispondere con una nuova azione.

Il login veloce

Vuoi uscire da Facebook per un pò, non è così?

Perchè allora non proporti subito la possibilità di rientrare con un click semplicemente selezionando la tua foto, con tanto di badge delle notifiche che ti sei perso?

Insomma, come avrai capito da questi semplici esempi, Facebook è pensato appositamente per farci perdere la cognizione del tempo e interagire con i contenuti che ci propone in qualunque momento della giornata.

Ogni volta che proviamo ad allontanarci dalla piattaforma, un nuovo trigger si attiva e fa di tutto per farci ritornare, allontanandoci dai nostri impegni personali e professionali a cui ci rimane veramente pochissimo da dedicare.

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